Attività fisica e benessere psicofisico per la mente: meditare fa bene!

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Ce lo dice Harvard.

In uno studio pubblicato su Science dal titolo “Una mente distratta è una mente infelice”, la prestigiosa università statunitense afferma che il nostro livello di felicità è correlato alla capacità di essere presenti alle nostre azioni. In altre parole, impieghiamo metà del nostro tempo pensando a cose diverse da quelle che stiamo facendo, e questo ci rende infelici. Gli scienziati, infatti, hanno provato che meditare rende la mente meno distratta perché è una pratica di consapevolezza con cui conquistiamo maggiore padronanza dei nostri pensieri. Ma attenzione: meditare troppo e male ci può causare veri auto-sabotaggi. Pensiamo, ad esempio, all’attimo prima di affrontare un esame importante per il quale abbiamo studiato tanto: improvvisamente ci facciamo prendere dall’agitazione e dall’incertezza, rischiando di compromettere tutto.

Quando si medita, la mente assottiglia il suo “brusìo” di sottofondo, che spesso ci disorienta e ci manda in confusione gettandoci in mille domande e dubbi. Con la pratica della meditazione, il cervello si rilassa e tutto si fa più calmo, permettendoci di affrontare la vita con maggiore lucidità. Insomma, una sorta di attività fisica e benessere psicofisico rigenerante per la mente.

L’importanza scientifica di essere qui e ora per il nostro corpo

Esiste un vero e proprio metodo, diffuso con il nome di mindfulness e teorizzato da Jon Kabat-Zinn del Medical Center della University of Massachusetts. che definisce questa pratica in poche parole: “Mindfulness significa prestare attenzione con intenzione al momento presente e in modo non giudicante”. Insomma, conta l’adesso.

Oggi, dopo gli studi scientifici e universitari, la meditazione viene impiegata anche in ambito clinico: spesso i trattamenti psicologici per disturbi come ansia e depressione sono basati sulla mindfulness. L’interesse medico risiede nel fatto che essa non è una tecnica di rilassamento, ma una piena assunzione di consapevolezza e responsabilità che, esercitando l’attenzione, allena a stare nella realtà per quello che è. Grazie a questo aspetto, la mindfulness insegna a gestire sindromi ansiose e stati depressivi, difatti innalzare l’attenzione sul presente permette di riconoscere la nascita dei pensieri nocivi che contribuiscono al malessere emotivo. Quando impariamo ad accogliere questi sentimenti senza alimentarli diventiamo più consapevoli e quindi meno “prede” di stati emozionali e pensieri negativi.

Alcuni test scientifici, inoltre, evidenziano gli effetti benefici della pratica meditativa sul cervello in tanti aspetti come il miglioramento della risposta immunitaria, l’abbassamento della pressione sanguigna e della frequenza del respiro, il miglioramento della stabilità emotiva e della percezione del benessere, l’innalzamento dei valori di dopamina, la riduzione di adrenalina e cortisolo associati agli stati ansiosi.

Ma non succede tutto in un giorno solo. Per iniziare a vedere dei progressi bisogna “praticare” questa disciplina a metà tra attività fisica e benessere psicofisico per un periodo minimo di 8 settimane per almeno 10 minuti al giorno. Non ci resta che iniziare a provare con l’aiuto di una guida esperta che saprà accompagnarci in questo magnifico percorso di (ri)nascita.